Groenlandia o morte. L’Europa riscopra l’onore e ricacci il barbaro a Occidente
James Monroe contro Erik il Rosso, l'Occidente contro l'Europa
La «Groenlandia ci serve assolutamente per la difesa nazionale», dice il barbaro – barbărus, dal greco bárbaros, balbettante – Donald Trump a The Atlantic. Poco prima, l’influencer – ecciù! – repubblicana Katie Miller pubblica su X un’illustrazione che raffigura la Groenlandia avvolta nella bandiera statunitense, corredata da una sola parola: “presto”.
James Monroe contro Erik il Rosso
Quindici anni prima dell’anno Mille, nell’anno del Signore 985, il pagano Erik il Rosso, insieme alla sua famiglia, fu costretto all’esilio dall’Islanda, dopo essere già stato bandito dal Regno di Norvegia. Approdò così, primo europeo, sulla costa meridionale della Groenlandia.
In Groenlandia, la Terra Verde, il vichingo invitò, poi, altri coloni danesi. Quattordici navi giunsero in quello che oggi è noto come Eriksfjord e quella terra divenne Europa.
Dopo aver predicato il Vangelo in Groenlandia attorno all’anno Mille, Leif, figlio di Erik, salpò alla ricerca della mitica Vinland, la Terra della Vite. Trovatala, vi costruì la prima chiesa cristiana della storia delle Americhe.
Vinland era Terranova, oggi parte del Canada. Quella terra, che aveva già conosciuto gli europei, divenne ufficialmente Europa perché le saghe fissarono nella memoria dei popoli del Continente l’impresa, fino all’oblio: duemila chilometri di distanza dalla Groenlandia, percorsi su knarr di legno, attorno all’anno Mille.
L’Occidente contro l’Europa
Poi venne il 1492 e un altro europeo, Cristoforo Colombo, scoprì l’America. Ma in quel continente, negli Stati Uniti, i figli dell’Europa, inizialmente orgogliosi, si imbarbarirono e presero in odio la civiltà che li aveva generati.
Venne il 1914 e, nel nome dell’Occidente, i barbari, guidati da Wilson, mossero guerra agli Imperi d’Europa. Venne il 1945 e quegli stessi barbari, insieme ai cugini dell’Est, invasero l’Europa.
Passi la deposizione di Maduro, dittatore infame di cui – in fondo – poco ci importa, se l’esito – e ne dubitiamo – sarà davvero giustizia per il popolo venezuelano, che al momento resta comunque sotto il controllo chavista.
Ma il barbaro Donald Trump e i suoi sgherri devono essere fermati sulla frontiera d’Europa. A nulla serve cianciare di islamizzazione e invocare la remigrazione se, per essere ben accetti nell’alveo della destra, ci si prostra a Trump e si è pronti a svendere la Patria.
Le menzogne di Trump
Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia, dice Trump sempre a The Atlantic, perché sarebbe «circondata da navi russe e cinesi». Balle.
«Abbiamo già un accordo di difesa che garantisce agli Stati Uniti un ampio accesso alla Groenlandia e abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza dell’Artico. Vorrei quindi esortare con forza gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita»., dice il Ministro di Stato danese, Mette Frederiksen.
Cina e Russia, malgrado ciò che qualcuno pensa, sono nemici. E no: il nemico del mio nemico non è mio amico. Ma cedere la Groenlandia non significherebbe fronteggiarli, significherebbe semplicemente rinunciare a un pezzo d’Europa. Un pezzo d’Europa, peraltro, ricco di petrolio, gas, diamanti, oro, uranio, piombo e litio, che non può che far gola ai barbari razziatori.
Si obietterà che l’operazione è strategica, che gli Stati Uniti non hanno certo bisogno delle risorse groenlandesi, che in fondo un controllo statunitense equivarrebbe a maggiori garanzie contro russi e cinesi. Ma il dossier Groenlandia è un caso studio.
Quei barbari, coscienti o meno, dell’antico splendore dell’Europa qualcosa ancora lo conservano ancora e sanno perfettamente come saggiare la tenuta del loro interlocutore: gli Stati Uniti, che non cederebbero un granello dei propri deserti aridi senza aver tentato l’intentabile e senza aver speso ogni uomo, sanno perfettamente che se l’Europa dovesse cedere sulla Groenlandia si tratterebbe della resa definitiva e incondizionata del Vecchio Continente.
Groenlandia o morte, quindi, non è soltanto un imperativo. È anche una mesta constatazione.
Matteo Respinti







