Mamdani giura sul Corano. Islamizzazione? No: lo scandalo sono i giuramenti italiani
Un sindaco che giurasse il proprio impegno sul Corano di Allah lo vorrei anch'io
Zohran Mamdani, perché questa non è un’apologia:
Attenzione: questa non è un’apologia di Zohran Mamdani, il primo sindaco di New York temuto in mezzo mondo perché musulmano (ma lo è più o meno quanto Joe Biden è cattolico, cioè molto poco), anti-semita (eppure ha conquistando il 37% del voto ebraico), e socialista (vedremo cosa significhi socialismo per questo newyorkese di buona famiglia).
Non potremmo scrivere un’apologia di Mamdani perché siamo certi che la sua vera fede sia il progressismo, non l’Islam; perché siamo convinti che il suo anti-sionismo sia in larga parte uno specchietto per le allodole, destinato a dissolversi alla prima difficoltà nell’amministrare la seconda città al mondo per popolazione di origine ebraica; e perché, se il suo socialismo si riduce a “tax the rich”, siamo di fronte a semplice populismo di sinistra.
Questa, però - e qui, se non l’ha già fatto, il nostro lettore abbandonerà l’articolo per non leggerci mai più - è un’apologia del suo giuramento. O, meglio, dei giuramenti statunitensi.
Scandalo: Mamdani giura sul Corano
Scandalo: “Zohran Mamdani è il primo sindaco di New York a giurare sul Corano, anziché sulla Bibbia”.
I repubblicani impazziscono, e a loro possiamo concederlo, non foss’altro per opportunità politica. Ma a impazzire sono anche la destra italiana e la galassia dei “cattolici conservatori”, locuzione parecchio ambigua, che gridano all’islamizzazione dell’Occidente.
Io, però, che pure milito a destra e mi dico - indegnamente - cattolico, all’attenzione di questi molti amici vorrei sottoporre un altro scandalo.
Uno scandalo che mi inquieta molto di più: gli amministratori italiani non giurano su niente, neanche sulla Costituzione (cosa che poi non mi consolerebbe neanche un po’).
Il giuramento negli Stati Uniti e in Italia: una differenza strutturale
Negli Stati Uniti il giuramento non è una formalità vuota. La legge americana dispone che gli amministratori pubblici giurino fedeltà alle due costituzioni, quella dell’Unione e quella dello Stato.
Oltre oceano quel comando giuridico è sorretto da qualcosa che noi abbiamo completamente smarrito: un costume civile, per gli opportunisti come Mamdani; una Tradizione, per gli uomini onesti.
Il giuramento, o l’affermazione solenne per chi - per pietas - rifiuta il giurare, è un atto che per valere necessità di un qualche tipo di fondamento metafisico. Un garante ultimo. Qualcosa – o Qualcuno – davanti a cui la parola pronunciata non possa essere ritirata senza conseguenze.
Per questo, nella prassi americana, il giuramento avviene davanti al Dio, per mezzo del testo che lo rappresenta. E questo vale anche per quei “giacobini”, il cui dio è lo Stato stesso, che sul libro di quel dio, la Costituzione, giurano osservanza alla legge.
Non è folklore. È una cosa serissima. È il riconoscimento, implicito ma potentissimo, che un giuramento senza un garante ultimo è dimenticabile, revocabile e negoziabile.
Ed è qui che l’Italia mostra tutta la propria miseria simbolica e civile. Da noi, “Paese cattolico”, non esiste nulla di tutto questo. Il sindaco pronuncia una formula – “giuro di osservare lealmente la Costituzione” – alla prima seduta del Consiglio comunale, davanti ai colleghi, e a nessun altro.
Nessun testo sacro. Nessun simbolo. Nessuna trascendenza. Un atto di autoreferenzialità pura: un potere che promette fedeltà a se stesso, davanti a se stesso.
Ora la domanda è inevitabile, ed è una domanda che mi inquieta: che valore ha un voto senza un garante ultimo? Che peso ha una parola che non è pronunciata davanti a nulla di superiore all’uomo che la pronuncia?
E allora, al diavolo Mamdani, vi dico che il vero scandalo è che un amministratore della Repubblica Italiana non giurerà mai solennemente sul Corano. Vi dico che un sindaco musulmano che giurasse il suo impegno sul Corano di Allah lo vorrei anch’io.
Matteo Respinti




