Polizia in hotel per Ilaria Salis, lei grida al "regime". Ecco cos’è successo davvero
All’alba di sabato 28 marzo, l’eurodeputata Ilaria Salis ha denunciato un intervento della polizia nella sua stanza d’albergo a Roma, parlando di “controllo preventivo” e arrivando a definire l’Italia “un regime”.
Caso Ilaria Salis: cosa è successo nell’hotel di Roma
L’episodio, avvenuto poche ore prima della manifestazione “No Kings”, ha immediatamente acceso lo scontro politico.
Secondo il racconto della parlamentare, gli agenti si sarebbero presentati intorno alle 7 del mattino nella struttura dove alloggiava, chiedendo documenti e informazioni sulla sua permanenza e sulla partecipazione al corteo.
Il controllo, a suo dire, sarebbe durato oltre un’ora e si sarebbe concluso senza alcun verbale. Da qui l’interpretazione: un’azione mirata, collegata al decreto sicurezza e dal carattere intimidatorio.
La versione della questura e il sistema “web alloggiati”
La versione della questura, però, ridimensiona nettamente i contorni della vicenda. L’intervento sarebbe scattato in seguito a un alert del sistema “web alloggiati”, la piattaforma attraverso cui gli hotel trasmettono alle autorità i dati degli ospiti. La segnalazione, spiegano gli uffici, proveniva da un Paese estero e comportava un controllo obbligato di identificazione, senza margini di discrezionalità.
Si è trattato quindi di un atto dovuto, privo di qualsiasi collegamento con la manifestazione o con iniziative di ordine pubblico legate al decreto sicurezza. Anche la durata cambia: circa quindici minuti, non un’ora. E, soprattutto, nessuna perquisizione della stanza, nessun provvedimento notificato, nessun seguito operativo.
Le reazioni politiche: “gravità inaudita”
La vicenda ha comunque innescato la reazione politica. I leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno parlato di “gravità inaudita”, sostenendo che si tratterebbe di un controllo preventivo nei confronti di una parlamentare e chiedendo chiarimenti al ministro dell’Interno.
Sul piano tecnico, però, il funzionamento del sistema è noto: il database “web alloggiati” serve proprio a intercettare segnalazioni e verificare la presenza sul territorio di soggetti indicati come da attenzionare. Quando scatta un alert, il controllo è automatico. Non è una scelta politica, ma una procedura standard prevista dalle norme sulla sicurezza e dalla cooperazione tra Stati.
Restando sui fatti, la vicenda è molto meno eccezionale di quanto raccontato dalla Salis. Chi si scandalizza per un controllo di questo tipo, peraltro privo dei caratteri di una perquisizione, mostra di non avere familiarità con le dinamiche reali dell’attivismo.
Redazione


