Israele caccia il vice parroco di Gaza, padre Youssef Asaad, 8 otto anni di missione
Israele non rinnova il permesso al vice parroco della Sacra Famiglia: dopo otto anni a Gaza, padre Youssef Asaad dovrà lasciare la comunità che ha guidato durante guerra e assedio.
Le autorità israeliane non rinnoveranno il permesso di soggiorno a padre Youssef Asaad, 49 anni, sacerdote egiziano dell’Istituto del Verbo Incarnato e vice parroco della comunità cattolica di Gaza.
Dopo otto anni di presenza continuativa nella parrocchia della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica della Striscia, il religioso dovrà lasciare il territorio nelle prossime settimane.
Lo ha reso noto il parroco, padre Gabriel Romanelli, secondo cui Asaad sarà destinato “a un’altra missione nella regione”, come comunicato dai suoi superiori religiosi.
Padre Youssef, un riferimento per la comunità cristiana nella Striscia
Originario di Asyut, in Egitto, padre Asaad ricopre dal 2017 il ruolo di vice parroco della Sacra Famiglia, nel quartiere di al-Zaytun a Gaza City. In questi anni è diventato una presenza stabile per la piccola comunità cristiana locale, oggi ridotta a poche centinaia di persone, e un punto di riferimento per centinaia di sfollati che, dall’inizio della guerra, hanno trovato riparo nel complesso parrocchiale.
Il compound ospita la chiesa, un convento, una scuola e un centro parrocchiale, oltre alla casa delle Missionarie della Carità, che accolgono più di 50 bambini musulmani con disabilità insieme ai loro familiari.
Da dopo il 7 ottobre 2023, oltre 500 persone (tra cattolici, ortodossi, protestanti e musulmani) vivono stabilmente all’interno della struttura.
Nelle prime settimane del conflitto, mentre il parroco Romanelli si trovava fuori dalla Striscia per l’acquisto di medicinali, ed era impossibilitato a rientrare, padre Asaad è stato l’unico sacerdote cattolico operativo nel nord di Gaza.
Ha celebrato le liturgie, coordinato la distribuzione del cibo, gestito le emergenze sanitarie e mantenuto i contatti con le organizzazioni umanitarie, assumendo di fatto la responsabilità pastorale dell’intera comunità.
L’attacco del luglio 2025 alla parrocchia durante la messa
Il nome di padre Asaad è legato anche a uno degli episodi più gravi che hanno colpito i cristiani di Gaza durante la guerra.
Il 17 luglio 2025, alle 10:20 del mattino, pochi minuti dopo una messa celebrata dal sacerdote, un proiettile israeliano ha colpito il tetto della chiesa della Sacra Famiglia, esplodendo accanto alla croce e proiettando schegge nel cortile.
Il numero delle vittime sarebbe potuto essere molto più alto. Pochi minuti prima dell’impatto, padre Romanelli, rientrato da poco nella Striscia, aveva ordinato a tutti di non uscire dagli edifici a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti. “Senza quell’avviso avremmo potuto avere decine di vittime”, aveva spiegato il parroco.
Nell’attacco sono morte tre persone: Saad Issa Kostandi Salameh, 60 anni, responsabile della manutenzione della parrocchia, e due donne, Foumia Issa Latif Ayyad, 84 anni, e Najwa Abu Daoud, 70 anni, che in quel momento ricevevano assistenza psicologica in una tenda della Caritas. Otto persone sono rimaste ferite.
La “mela divisa in quattro”: uno scorcio della vita sotto assedio
Tra gli episodi che più hanno attirato l’attenzione sulla vita quotidiana nella parrocchia c’è quello dell’aprile 2024, diventato simbolico. In quei mesi nella Striscia mancavano quasi totalmente frutta e verdura.
Padre Asaad ricevette in dono una mela rossa, la prima in sei mesi. Decise di dividerla in quattro parti e condividerla con altre tre persone. La foto del gesto, rilanciata sui social e da molte reti cattoliche internazionali, divenne emblema delle condizioni materiali in cui viveva la popolazione di Gaza.
In diverse testimonianze, compresa un’intervista all’Osservatore Romano del marzo 2024, il sacerdote aveva descritto una quotidianità segnata da carenza di beni alimentari essenziali, prezzi proibitivi e grandi difficoltà nel garantire cure adeguate ai malati e ai bambini disabili.
Perché il visto dipende da Israele: il quadro giuridico
La permanenza di padre Asaad a Gaza è subordinata al rilascio di un permesso israeliano, una condizione che riguarda tutto il personale religioso straniero presente nella Striscia. La ragione risiede nel quadro normativo e amministrativo che regola l’ingresso degli stranieri a Gaza.
Dal 2007, hanno in Hamas sottrae il controllo della striscia alla ANP, Israele controlla il valico di Erez, l’unico punto di ingresso legale nella Striscia per cittadini stranieri.
Chiunque voglia entrare o risiedere a Gaza deve ottenere un permesso rilasciato dal COGAT, l’autorità militare israeliana che amministra i territori sotto controllo israeliano. L’accesso non è regolato dal diritto civile, ma da ordini militari che stabiliscono chi può entrare, per quanto tempo può restare e a quali condizioni.
Il personale religioso rientra nella categoria dei “foreign national workers with special status”, una classificazione che prevede permessi temporanei, concessi caso per caso e senza alcuna garanzia di rinnovo.
Neppure il valico di Rafah, gestito in coordinamento tra Egitto e autorità di Gaza, permette l’ingresso di stranieri senza un’intesa di sicurezza con Israele. In concreto, nessun religioso straniero può stabilirsi o restare nella Striscia senza il permesso israeliano.
La revoca o il mancato rinnovo del permesso, come nel caso di padre Asaad, comporta quindi l’obbligo di lasciare Gaza, indipendentemente dalle esigenze della comunità locale o dalle valutazioni della Chiesa cattolica.
Le reazioni della comunità
La notizia della sua partenza ha suscitato numerosi messaggi di riconoscenza da parte dei fedeli. Il parrocchiano Mousa Ayyad ha definito padre Asaad “un sacerdote generoso, umile e devoto”. Naser Hakoura lo ha descritto come “un sostegno nella Gaza ferita”, mentre Nicole Tarazi ha ricordato che “il suo sorriso ha sempre dato speranza, rafforzando lo spirito di sopravvivenza e resistenza della comunità”.
La parrocchia ha organizzato una celebrazione nel giorno del Natale orientale, che coincide con il compleanno del sacerdote, per salutarlo, in attesa di conoscere la data esatta della partenza.
Redazione






