Il Re Bianco è vivo: il comandante dei russi filo-ucraini beffa Putin
Denis Kapustin, detto White Rex, comandante del Corpo dei Volontari Russi, è vivo. Sventato un piano dei servizi russi: taglia sequestrata e rete smascherata.
«Gli eroi non muoiono mai», scriveva pochi giorni fa la rivista Borders, commentando la notizia della morte, per mano russa, di Denis Kapustin.
Per una volta, però, questa massima metafisica corrisponde alla verità materiale. Denis Kapustin, conosciuto come White Rex (il Re Bianco), comandante e fondatore del Corpo dei Volontari Russi (RDK), è vivo.
Mettetevi comodi, perché la notizia ha dell’incredibile. A confermarla è stata la Direzione principale dell’intelligence militare ucraina, che ha reso pubblico il fallimento dell’operazione dei servizi russi, finalizzata all’eliminazione di Kapustin.
Un’operazione lunga, articolata e soprattutto costosa. Conclusasi con una vera e propria beffa: Kapustin sano e salvo, la rete russa smascherata, e la taglia posta sulla sua testa (500.000 dollari) sequestrata. Kiev la impiegherà ora per finanziare il fronte.
Ma andiamo con ordine.
Chi è Denis Kapustin e perché Mosca lo vuole morto
Denis Kapustin non è un combattente qualunque. Non lo è per il Cremlino, che lo considera un nemico personale, e non lo è per Kiev, che ne ha fatto, a ragione, una figura simbolica.
Russo di nascita, 41 anni, conosciuto anche come Denis Nikitin, Kapustin è prima di tutto un militante identitario, un patriota insomma, noto alle comunità di tutta Europa con il nome di White Rex.
Il Comandante, che aveva rotto con la deriva putiniana della Russia ben prima dell’invasione, allo scoppio della guerra non ci ha pensato due volte: ha imbracciato le armi. schierandosi apertamente contro il Cremlino (occupato da Putin), trasformando una rottura ideale in un impegno militare.
Così è nato il Corpo dei Volontari Russi (RDK), unità paramilitare composta da identitari russi anti-Putin, che combattono contro l’esercito russo, al fianco di Kiev. Un’anomalia solo apparente. Sono patrioti russi che rifiutano l’imperialismo e l’ideologia di Putin, nel nome della Russia.
La notizia della morte e la beffa
Il 27 dicembre la notizia della more era cirocolata con insistenza. Canali ucraini ufficiali, ambienti legati ai combattenti stranieri e, sui social, diverse comunità militnati in tutta Europa, avevano diffuso omaggi e messaggi di cordoglio.
Si parlava di un attacco con drone e della conseguente morte del Comandante, avvenuta nel settore di Zaporizhzhia.
Lo stesso RDK aveva diffuso su Telegram un messaggio che sembrava confermare l’epilogo: una foto di Kapustin accompagnata da parole di commiato.
Tutto sembrava certo: il Comandante era caduto, era divenuto un martire.
E invece no. Si trattava “semplicemente” della fase finale di una geniale operazione di controspionaggio, durata oltre un mese.
Il risultato è stato triplo: Kapustin vivo, i responsabili del piano catturati e Kiev che riscatta la taglia sulla testa del Re Bianco.
Sì, è la guerra del XXI secolo, quella combattuta attraverso droni e dispositivi “intelligenti”, ma se la notizia riguarda chi combatte nel nome di un’Idea, l’epica non può che tornare a irrompere, prepotente, sul campo.




