Crosetto a Repubblica: «No al voto anticipato, priorità alla guerra. Il referendum? Una sconfitta della giustizia»
La linea di Crosetto è netta: nessuna apertura al voto anticipato e centralità assoluta della crisi geopolitica.
Repubblica pubblica oggi un’intervista al Ministro della Difesa Guido Crosetto, a cura di Tommaso Ciriaco, che interviene sul doppio fronte che segna l’agenda politica: la sconfitta del Governo al referendum e l’escalation in Medio Oriente.
La linea di Crosetto è netta: nessuna apertura al voto anticipato e centralità assoluta della crisi geopolitica.
Guerra e instabilità globale: «Non dormo, questa guerra pesa»
Il passaggio più rilevante dell’intervista riguarda la situazione internazionale, che per Crosetto condiziona direttamente anche la politica interna. «Due notti fa non ho dormito», dichiara, precisando che non è il referendum a preoccuparlo ma «le conseguenze di questa guerra, che seguo ventiquattr’ore al giorno».
Il riferimento è al conflitto in Iran e ai suoi possibili effetti sistemici. Il ministro parla apertamente di scenari che «potrebbero incidere sull’economia e sulla vita quotidiana», indicando un livello di allerta elevato.
Da qui la linea politica: «In un momento così, il senso di responsabilità impone di restare al proprio posto e affrontare le crisi». Tradotto: nessuna apertura a elezioni anticipate.
Referendum, Crosetto: «Non è una sconfitta del governo»
Sul risultato referendario, Crosetto riconosce il dato ma ne contesta la lettura politica. «Il Sì ha perso», ammette, sottolineando però che l’esito era «già previsto dai sondaggi».
La sua interpretazione è diversa da quella dell’opposizione: «Non la considero una sconfitta del governo, ma della giustizia e di alcuni valori democratici».
Il Ministro insiste anche sulla natura composita del fronte vincente: «Il No ha unito posizioni molto diverse, spesso incompatibili tra loro». E invita a non sovrainterpretare il risultato: «Il voto ha un valore importante e deve far riflettere, ma senza isterismi».
Stati Uniti, NATO e Trump: «Ridicole le accuse di sudditanza»
Ampio spazio anche alla politica estera e al rapporto con gli Stati Uniti, tema finito al centro del dibattito dopo il referendum. Crosetto respinge le critiche sulla vicinanza tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
«Questa storia della sudditanza è ridicola e pretestuosa», afferma, chiarendo che «gli Stati Uniti fanno la loro strada e noi la nostra».
Tuttavia, il ministro ribadisce la centralità dell’alleanza atlantica: «Non si può scherzare su questo punto: il rapporto con gli Usa è una garanzia di libertà e sicurezza». E aggiunge una valutazione strategica: «Senza la Nato non abbiamo deterrenza. Possiamo costruirla, forse, ma ci vorranno anni».
Politica interna: «Niente voto anticipato, ora contano le crisi»
Sul piano interno, Crosetto esclude con decisione lo scenario di elezioni anticipate. «Se non ci fosse una situazione internazionale così complessa, forse si potrebbe anche discutere», osserva, ma ribadisce che «oggi la priorità è gestire le crisi».
Secondo il ministro, il voto anticipato «spaventa più l’opposizione che il centrodestra», ma resta comunque un’opzione da escludere nel contesto attuale.
Spazio anche ai casi politici che hanno attraversato la maggioranza. Sulle recenti dimissioni, Crosetto parla di «una risposta immediata per dimostrare che il messaggio era stato recepito», pur richiamando il principio garantista: «Parliamo di persone che, secondo la Costituzione, sono innocenti».
Difende inoltre Andrea Delmastro, ridimensionando il caso: «Mi sembra più un’imprudenza che una questione morale».
In chiusura, un passaggio politico più ampio: Crosetto sottolinea la necessità di maggiore solidità istituzionale e riafferma il ruolo storico del Premier. «In una fase come questa, servono figure con senso dello Stato», afferma, definendo Giorgia Meloni «una risorsa per la Repubblica».
Redazione
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