Cristo fucilato Da Mao e il regime comunista cinese arresta l’artista Gao Zhen
Rischia fino a tre anni di carcere
Cristo davanti al plotone di Mao: un artista a processo
«L’Esecuzione di Cristo» è il titolo dell’opera che oggi porta uno scultore cinese davanti al tribunale del regime comunista. L’autore è Gao Zhen, 69 anni, arrestato nell’agosto 2024 e ora processato, a porte chiuse, nella provincia di Hebei, con l’accusa di aver “diffamato gli eroi della nazione”. Rischia fino a tre anni di carcere.
Al centro del procedimento ci sono una serie di sculture, realizzate tra il 2005 e il 2009, insieme al fratello Gao Qiang. Tra queste, proprio «L’Esecuzione di Cristo»: una scena potente in cui il figlio di Dio viene fucilato da sette uomini con il volto di Mao Zedong.
Un’opera carica di significato, che accosta il sacrificio cristiano alla violenza politica del dittatore comunista.
Il processo si fonda sulla legge del 2018 contro il cosiddetto “nichilismo storico”, voluta dal presidente Xi Jinping. Una norma che punisce qualsiasi rilettura critica della storia dello Stato, quindi del Partito comunista, e, in particolare, la “dissacrazione” delle figure fondative del regime.
Le accuse: arte retroattivamente criminalizzata
Il punto giuridico più rilevante è l’applicazione retroattiva della legge, anche se la violazione dello stato di diritto in Cina non può che colpire poco. Le opere contestate a Gao Zhen sono state realizzate anni prima dell’introduzione della normativa, ma sono oggi considerate prova di “vilipendio”.
L’artista avrebbe rilanciato online alcune di queste opere nel 2024, poco prima di rientrare in Cina dagli Stati Uniti e una di esse sarebbe stata utilizzata come copertina per una biografia non autorizzata di Mao. Questo l’appiglio dell’accusa.
L’arresto è avvenuto con un’operazione imponente: circa trenta agenti hanno fatto irruzione nel suo studio, sequestrando oltre cento opere. Da allora, Gao Zhen è in detenzione preventiva, con condizioni di salute in peggioramento, denuncia la moglie, e senza contatti regolari con la famiglia.
Il processo, che sarà a porte chiuse, ha avuto poca eco a Pechino, in Cina, così come in occidente, come accade non di rado, difficilmente avremo nuove notizie del coraggio di Gao Zhen.
La biografia: un artista segnato dalla Rivoluzione culturale
Per comprendere il senso dell’arte di Gao Zhen bisogna guardare alla sua storia personale, profondamente segnata dalla Rivoluzione culturale cinese, il decennio di terrore guidato da Mao.
Il padre di Gao fu dichiarato “nemico di classe”, perseguitato e infine morto in detenzione, probabilmente suicida. Un trauma che segna tutta la produzione artistica dei fratelli Gao, i quali hanno spesso utilizzato la figura di Mao in chiave dissacratoria: inginocchiato a chiedere perdono, deformato, ridicolizzato, trasformato in simbolo delle colpe storiche del regime.
Il significato dell’opera: Cristo e Mao
«L’Esecuzione di Cristo» non è solo una semplice opera politica. Nella sua immediatezza, è un’opera teologicamente potente.
Cristo, esattamente come raccontano i Vangeli, non oppone resistenza. Non fugge e non si difende. È immobile davanti al plotone. Il figlio di Dio, mandato a redimere i peccati degli uomini, che trova la morte per mano di quegli stessi che vuole salvare.
L’opera è un confronto diretto: da un lato Cristo, l’innocente per antonomasia, che nell’opera rappresenta gli (almeno) 80 milioni di cinesi innocenti vittime del comunismo; dall’altro Mao Zedong, il carnefice, “collettivizzato” in 7 figure, a ricordare che il male non è responsabilità unica del dittatore, ma anche di chi non gli si oppone.
Non c’è pathos spettacolare, ma una tensione silenziosa. Il sacrificio è il destino inevitabile, la speranza del cristiano non è la gaia incoscienza. Gao Zhen si sacrifica contro il tiranno.
Redazione


