Benito Mussolini vive nella testa del Pd: Montemurlo revoca la cittadinanza dopo 102 anni
A Montemurlo, in provincia di Prato, la maggioranza di centrosinistra si prepara a revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, conferita il 18 maggio 1924. La delibera arriverà in Consiglio comunale venerdì 31 luglio, su iniziativa dell’amministrazione guidata da Simone Calamai e dopo la richiesta dell’Anpi provinciale.
Il motivo dichiarato è «riallineare gli atti del Comune ai valori della Costituzione antifascista». A ottantuno anni dal suo omicidio, Benito Mussolini è sempre al centro del dibattito pubblico italiano, anche e soprattutto grazie a chi vorrebbe archiviarlo definitivamente.
La grande emergenza: un cittadino morto nel 1945
La storia comincia con una ricerca nell’archivio comunale. La presidente del Consiglio comunale, Federica Palanghi, ha rintracciato la delibera numero 24 del 18 maggio 1924, approvata quando Montemurlo era amministrata da Giuseppe Scarfantoni.
Nel documento si parla di «riconoscente omaggio», «ammirazione» e «fede» nei confronti del capo del Governo. Formule coerenti con il clima dell’epoca, quando migliaia di Comuni attribuirono la cittadinanza onoraria al duce.
Il sindaco Calamai sostiene che la revoca non voglia cancellare la storia, ma impedire che Mussolini continui a figurare formalmente tra i cittadini onorari. Resta difficile non cogliere la comicità del tutto: un’amministrazione del 2026 convoca il Consiglio comunale per prendere le distanze da una delibera adottata centodue anni prima, in favore di un uomo morto nel 1945.
Il regime è stato sconfitto e il Fascismo, guardandovi intorno potete starne sicuri, non tornerà per almeno un millennio.
Un atto simbolico contro un titolo simbolico
Sul piano giuridico serve precisione. La cittadinanza onoraria non attribuisce residenza, diritto di voto, vantaggi economici o altre prerogative della cittadinanza in senso tecnico: è un’onorificenza, dunque un atto simbolico. Così, la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è una pratica da istruire non perché produca effetti nella vita dei montemurlesi, ma perché permette alla politica locale di certificare la propria esistenza.
Stupisce che ci siano arrivati anche gli esponenti di Forza Italia Montemurlo, che hanno definito l’iniziativa una «caccia ai fantasmi del passato», accusando il centrosinistra di dedicarsi a un gesto propagandistico anziché ai problemi reali.
Stupisce perché, a Carpi, nel luglio 2025, fu proprio il capogruppo azzurro Michele De Rosa a presentare la mozione per revocare la cittadinanza a Mussolini, salvo poi l’ammutinamento del suo gruppo, insieme a FdI, che però non pregiudicò l’approvazione della revoca.
Da Prato a Riccione, il rito delle revoche
Montemurlo e Carpi non sono casi isolati. Nell’aprile 2025 anche Prato ha revocato all’unanimità la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, conferita nel maggio 1924.
Nel febbraio dello stesso anno lo ha fatto Salò; nel maggio 2025 Riccione ha cancellato l’onorificenza attribuita a Mussolini e all’ex ministro Aldo Oviglio; nel novembre 2025 è stata la volta di Santarcangelo di Romagna. Nell’aprile 2026 il Consiglio comunale di Castel San Pietro Terme ha approvato la revoca all’unanimità.
A Trento, nel marzo 2026, la proposta ha ottenuto 28 voti favorevoli, ma non ha raggiunto la maggioranza dei quattro quinti prevista dal regolamento.
Si tratta di una vera e propria psicosi nazionale: l’Anpi cerca le delibere, gli archivi recuperano i faldoni, le maggioranze preparano gli atti e il centrodestra valuta, occasione per occasione, quale posizione gli convenga di più.
L’antifascismo amministrativo e il bisogno di Mussolini
La sinistra italiana ha da sempre trasformato l’antifascismo, da fondamento naturale di quella Repubblica nata sulle ceneri del Fascismo, che altri avevano sconfitto per lei, in strumento ordinario di legittimazione politica.
Il duce è l’avversario ideale della sinistra senza idee: è universalmente noto, non può replicare e la sua “sconfitta” garantisce una superiorità morale a costo quasi zero. Non servono risultati misurabili, basta il voto. Non servono politiche pubbliche, basta una dichiarazione solenne.
Il paradosso è che questa operazione non seppellisce Mussolini, ma lo riesuma. Lo rimette nei titoli, nelle fotografie, nei comunicati e nelle polemiche.
Il 31 luglio il Consiglio comunale farà ciò che la maggioranza ha annunciato: cancellerà un’onorificenza del 1924. La Repubblica non sarà più solida il giorno dopo, né lo era meno il giorno prima. Montemurlo avrà solo rimosso un nome da un albo.
Benito Mussolini non vive nella cittadinanza onoraria di Montemurlo, che non gli attribuisce alcunché. Benito Mussolini vive nella testa di molti italiani, a cominciare da quegli esponenti della sinistra che continuano a convocarlo ogni volta che si scoprono soli e a corto di proposte politiche.



